Quando si parla di Business Continuity Management (BCM), spesso si pensa subito a piani complessi, certificazioni, documenti e simulazioni. Ma in realtà, il cuore del BCM è la conoscenza della propria organizzazione: sapere quali sono i processi critici, quanto a lungo possono essere interrotti senza danni irreparabili e quali risorse sono fondamentali per mantenerli operativi. E tutto questo parte da una sola attività chiave: la Business Impact Analysis (BIA).
Anche per chi non intende dotarsi di un sistema completo di gestione della continuità operativa, effettuare una BIA è un investimento di intelligenza organizzativa e responsabilità strategica.
Perché è utile?
- Perché aiuta a mappare i processi aziendali, distinguendo ciò che è critico da ciò che è secondario.
- Perché permette di stimare per quanto tempo ogni processo può essere interrotto prima che gli impatti diventino insostenibili.
- Perché consente di identificare le risorse necessarie (infrastrutture, personale, sistemi informativi, fornitori, sedi) per garantire la continuità dei processi più importanti.
- Perché è la base di ogni piano di risposta efficace, anche in ambiti diversi come cybersecurity, gestione delle crisi, disaster recovery o compliance normativa.
Inoltre, non è solo una buona pratica: è anche un requisito normativo. Molti framework regolatori nazionali ed europei richiedono attività simili alla BIA, o la citano esplicitamente. Tra questi, la Direttiva NIS2, recentemente recepita, che obbliga le organizzazioni soggette a misure concrete di valutazione del rischio e dell’impatto sulle attività essenziali.
Come farla?
Una BIA non può essere improvvisata. Deve seguire una metodologia strutturata, con interviste, raccolta dati, validazioni, analisi e interpretazione condivisa dei risultati.
Noi consigliamo quella proposta dal Disaster Recovery Institute International (DRI), adottata da migliaia di organizzazioni nel mondo. Ma anche la metodologia descritta nella norma ISO 22301, e le sue linee guida collegate, offrono un ottimo riferimento operativo.
L’importante è farla. Bene.
In un contesto sempre più incerto – tra rischi tecnologici, geopolitici, ambientali e sociali – sapere quali attività devono assolutamente continuare è il primo passo per reagire con prontezza, efficacia e lucidità.
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